Cosa sono i DSA
(Disturbi Specifici di Apprendimento)
I DSA sono disturbi “del neurosviluppo” (non una malattia) che riguardano la
capacità di leggere e scrivere in modo rapido e corretto. Normalmente queste attività
avvengono automaticamente, mentre per un bambino o bambina con DSA comportano
un’enorme fatica e risultati carenti. In Italia questi disturbi interessano il 5 % della popolazione.
E’ importante riferirsi alla dislessia come ad una neurodiversità, ovvero come ad uno sviluppo neurologico atipico, che rappresenta però una manifestazione delle normali variazioni nello sviluppo umano. Possiamo facilmente asserire che tutti siamo diversi, o neurodiversi.
Questo significa che chi ha un DSA processa le informazioni in modo diverso.
Non essendo una malattia, non si guarisce ma ci si può lavorare: una valutazione completa del profilo di funzionamento di quel bambino sarà importante per poter predisporre un percorso di potenziamento delle abilità carenti e poter suggerire le più efficaci strategie di compenso, oltre che aiutare il bambino a conoscere ed usare al meglio gli strumenti compensativi e dispensativi.
- Dislessia (difficoltà nella lettura)
- Disortografia (difficoltà nella gestione delle regole ortografiche)
- Disgrafia (difficoltà nella realizzazione grafica)
- Discalculia (difficoltà in ambito matematico)
Spesso capita che ci sia la compresenza di uno o più DSA e spesso i DSA sono associati a disturbi dell’attenzione.
Diagnosi
La diagnosi di dislessia e disortografia può essere fatta alla fine della seconda classe della scuola primaria, mentre quella di disgrafia e discalculia alla fine della terza classe della scuola primaria.
La diagnosi, oltre a tutelare il bambino nel suo percorso scolastico (legge n.170/2010), ha un importante significato che è quello di poter permettergli di capire meglio da dove originano le fatiche. Senza un corretto riconoscimento delle difficoltà del bambino, questo potrebbe credere di essere meno intelligente dei suoi compagni o ancora i docenti potrebbero etichettarlo come “svogliato”, “pigro”, “incapace” (sia esplicitamente che implicitamente, attraverso rimproveri e atteggiamenti di condanna o sfiducia nelle sue abilità.)
Un bambino che riceve una diagnosi corretta ha la possibilità di imparare ad integrare nell’immagine di sé e nella sua identità questa caratteristica di
apprendimento.
Non è, purtroppo, infrequente che un mancato riconoscimento di un DSA possa avere ripercussioni importanti sull’autostima, sul senso di auto-efficacia (ovvero la sensazione di riuscire in ciò in cui ci si impegna), sulla motivazione (allo studio e non solo) e persino sul formarsi della personalità. Il disagio di un ragazzo che non riceve comprensione rispetto alle proprie caratteristiche di apprendimento né il corretto supporto didattico, può sfociare anche in atteggiamenti depressivi o in disturbi del comportamento.
INDICATORI PRECOCI E INDICI DI RISCHIO
Difficoltà comunicativo-linguistiche
● Scarsa conoscenza delle parole e dei significati
● Difficoltà con filastrocche e frasi in rima
● Scarsa capacità di costruzione della frase
● Fatica a memorizzare parole nuove
Difficoltà motorio-prassiche
● Scarsa capacità di disegno, sia nella rappresentazione che nella riproduzione di figure geometriche
● Scarsa manualità sia fine che globale (allacciarsi le scarpe, abbottonarsi, andare in bici…)
Difficoltà uditive e visuo-spaziali
● Difficoltà nel ripetere suoni, sillabe e parole simili
● Difficoltà nel ritagliare o nel costruire
● Scarsa capacità di organizzazione nei giochi di manipolazione o nei labirinti
Difficoltà nella lettura
● Decodifica lenta delle singole lettere
● Incertezza nell’uso delle sillabe
● Scarso controllo del significato delle parole
Difficoltà nella scrittura:
● Scarsa autonomia nella scrittura di parole
● Sostituzioni, inversioni o emissioni di lettere (soprattutto di lettere simili F/V T/D …)
● Difficoltà nei movimenti di scrittura
Difficoltà nell’uso dei numeri:
● Errori nel conteggio da 1 a 20
● Inversioni di numeri (12 vs 21)
● Errori nel passaggio dalla pronuncia alla scrittura dei numeri da 0 a 20
● Eccessiva difficoltà nel calcolo a mente, in colonna
● Fatica nell’imparare le tabelline ed alcune informazioni in sequenza come le lettere dell’alfabeto, i giorni della settimana, i mesi dell’anno
Possono esserci anche difficoltà di coordinazione, di organizzazione delle attività e delle sequenze temporali
● Difficoltà nel ricordare nozioni precedentemente apprese
● Difficoltà nell’organizzare un discorso
● Difficoltà nella produzione scritta e nell’esposizione orale
● Tendenza ad evitare compiti a causa di un’eccessiva affaticabilità
DIFFICOLTA’ DI ATTENZIONE
I bambini iperattivi portano con sé disturbi del neurosviluppo che compromettono in maniera importante la loro capacità di autoregolazione (4-5% della popolazione).
L’iperattività e l’impulsività si manifestano attraverso una serie di comportamenti, tra cui:
● incapacità di stare fermi per un tempo prolungato;
● difficoltà ad attendere il proprio turno;
● rispondere frettolosamente senza attendere la fine della conversazione;
● lasciare il proprio posto quando si dovrebbe rimanere seduti.
La disattenzione (forse meno “clamorosa” ma difficoltà più diffusa – figlia del nostro tempo) si manifesta invece nella difficoltà a mantenere l’attenzione su compiti che richiedono uno sforzo prolungato (conversazioni, esercitazioni, attenzione durante le lezioni, lettura di testi lunghi). Spesso, infatti, il soggetto con difficoltà attentive non riesce a prestare attenzione ai particolari, sembra non ascoltare ciò che gli viene chiesto o detto e ha difficoltà a svolgere i compiti. Tra i sintomi dei bambini iperattivi c’è anche una grave difficoltà nella pianificazione e organizzazione: spesso il bambino non riesce a completare le attività intraprese.
NEGLI ADOLESCENTI
● fatica a mantenere l’attenzione in presenza di stimoli interferenti che possono essere esterni (suoni, stimoli visivi…) ma anche interni (pensieri, preoccupazioni…)
● Fatica a gestire un’attenzione divisa e contemporanea su più stimoli
● Fatica a mantenere l’attenzione (capacità di attivarsi resistere alle distrazioni)
I comportamenti che ne possono derivare sono irrequietezza manifesta o interna, costante tensione ed agitazione, scarsa capacità di attendere, nervosismo, incapacità a rilassarsi, ricerca frequente di scuse per alzarsi.
NEGLI ADULTI
Nei ragazzi e negli adulti con difficoltà di attenzione la sintomatologia descritta cambia forma. A una riduzione dell’iperattività, che si trasforma in irrequietezza, si associano in diversa misura:
● persistente distraibilità; scarsa capacità nel prestare e mantenere a lungo l’attenzione e nel portare a termine i compiti affidati;
● propensione a evitare impegni che richiedono uno sforzo mentale protratto nel tempo;
● incapacità di mettere a fuoco la tematica principale;
● dimenticanze;
● impulsività comportamentale e verbale;
● non rispettare i turni di parola all’interno di un dialogo;
● logorrea;
● disorganizzazione;
● sensazione di noia e difficoltà nell’essere soddisfatti nello svolgimento del proprio lavoro o in altri aspetti della vita quotidiana
● frustrazione immediata di fronte a circostanze di ritardo.
Logopedista Rosa Scaia
Logopedista dal 2007 . Lavoro da sempre con i bambini, i ragazzi e le loro famiglie.
Nella mia esperienza lavorativa mi sono occupata dei disturbi del neurosviluppo, in particolare di bambini con disturbi del linguaggio, dell’apprendimento e con disabilità intellettiva nelle sindromi genetiche rare. Ho, inoltre, esperienza nell’uso della Comunicazione Aumentativa Alternativa come sostegno ed ausilio alla Comunicazione nei bambini preverbali e non verbali.
Il mio percorso professionale e i bisogni dei bambini che ho incontrato mi hanno portato a voler arricchire il mio percorso formativo diventando Mediatrice Feuerstein e Trainer di Primo Livello del Metodo Benso.
Ad oggi lavoro in un centro privato convenzionato che prende in carico bambini con sindromi genetiche rare ed ho un piccolo studio privato.
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